La vostra chiesa ha già un sito web: chi se ne occuperà tra 5 anni?
Di Thibault Chazottes · Fondatore di Ekklesi
Se la vostra chiesa ha già un sito web, spesso creato da un membro o da un volontario, è già una notizia molto positiva.
Qualcuno ha dato tempo e competenze perché la comunità fosse visibile online, presentasse orari, attività, notizie o insegnamenti.
E in molti casi il risultato è davvero riuscito.
Ma c’è una domanda che si pone troppo di rado al momento di creare un sito:
Chi se ne occuperà ancora tra 3, 5 o 10 anni?
Quando il webmaster volontario non c’è più
In una chiesa, il sito è spesso creato dalla persona più a suo agio con il web.
Conosce WordPress, Wix o un altro strumento. Acquista il nome di dominio, configura il sito, costruisce le pagine e magari spiega a qualche persona come pubblicare una notizia.
Per un po’ tutto funziona.
Poi la situazione cambia.
Quella persona si trasferisce, cambia chiesa, ha meno tempo o desidera semplicemente impegnarsi altrove.
Il sito non si ferma da un giorno all’altro.
È proprio questo che rende il problema difficile da vedere.
I responsabili sanno ancora, a volte, pubblicare una notizia o modificare un testo. Il sito continua quindi a esistere in apparenza, mentre nessuno ne porta più davvero la responsabilità tecnica.
Un sito web non si riduce a pubblicare notizie
Aggiungere una notizia o modificare gli orari di un culto è una cosa.
Mantenere correttamente un sito web nel tempo è un’altra.
A seconda dello strumento utilizzato, può essere necessario occuparsi di:
- aggiornamenti del CMS ;
- estensioni e tema ;
- hosting ;
- nome di dominio e relativo rinnovo ;
- certificato HTTPS ;
- backup ;
- sicurezza ;
- prestazioni ;
- eventuali errori tecnici ;
- evoluzione delle buone pratiche del web.
WordPress, per esempio, può andare molto bene per una chiesa quando è configurato e mantenuto correttamente.
Il problema non è quindi WordPress in sé.
La vera domanda è piuttosto: chi è responsabile di questa manutenzione tecnica nella vostra chiesa, e questa persona lo sarà ancora tra alcuni anni?
Piattaforme ospitate come Wix si fanno già carico di una parte importante di questa manutenzione tecnica. Resta comunque rilevante la gestione del sito, della sua struttura, del suo posizionamento e della sua durata nel tempo.
Un sito può restare online… e degradarsi in silenzio
Un sito web mal mantenuto non si ferma necessariamente da un giorno all’altro.
Può invecchiare progressivamente.
Un’estensione non è più mantenuta. Una funzione inizia a funzionare male sul cellulare. Alcune pagine diventano lente. Il design non evolve più. Nessuno osa toccare certe parti del sito per paura di rompere qualcosa.
Poi arriva a volte il momento in cui un aggiornamento diventa complicato, o una funzione importante smette di funzionare.
Bisogna allora trovare qualcuno in grado di capire un sito creato diversi anni prima, a volte con strumenti o estensioni che non sono più utilizzati.
Nel caso peggiore, la chiesa finisce per dover ricostruire gran parte del sito.
Un sito può essere bello e posizionarsi male
C’è anche un altro tema molto meno visibile: il posizionamento sui motori di ricerca.
Un sito può essere piacevole da guardare e perfettamente funzionante, e contenere comunque molti errori SEO.
È qualcosa che i professionisti del web incontrano regolarmente, anche su siti che non hanno nulla a che vedere con le chiese.
Per esempio, una pagina può avere un indirizzo come:
chiesa.it/page?id=128
mentre un URL come:
chiesa.it/i-nostri-insegnamenti
è molto più comprensibile per i visitatori e per i motori di ricerca.
Altri problemi sono altrettanto frequenti:
- titoli di pagina compilati male ;
- uso scorretto dei titoli H1, H2 e H3 ;
- immagini inutilmente pesanti ;
- assenza di testi alternativi pertinenti ;
- pagine importanti difficili da trovare ;
- collegamenti interni deboli tra le pagine ;
- tag SEO assenti o mal configurati ;
- vecchie pagine eliminate senza reindirizzamento.
Questi errori non significano che il sito sia stato fatto male.
Mostrano semplicemente che creare un sito web e lavorare professionalmente sul suo posizionamento sono due competenze diverse.
Un restyling mal preparato può far perdere anni di SEO
La questione diventa ancora più importante quando una chiesa decide di rifare il proprio sito.
Immaginiamo che una pagina dedicata agli insegnamenti esista da diversi anni a questo indirizzo:
chiesa.it/predicazioni
Google conosce questa pagina. Può comparire nei risultati di ricerca e altri siti possono aver creato link verso di essa nel corso degli anni.
Durante il restyling viene creata una nuova pagina:
chiesa.it/i-nostri-messaggi
La vecchia pagina viene eliminata, senza un reindirizzamento verso la nuova.
Per un visitatore, il cambiamento può sembrare secondario.
Per un motore di ricerca, restano però due indirizzi diversi.
Parte della storia e del valore accumulati dalla vecchia pagina rischia allora di andare persa.
È uno dei motivi per cui la migrazione o il restyling di un sito esistente deve essere preparato con attenzione.
La posta in gioco non è fare a meno di un volontario competente
Il problema, alla fine, non è che un volontario crei il sito della propria chiesa.
Al contrario: molte chiese hanno oggi una presenza online proprio perché una persona ha accettato di mettere le proprie competenze al loro servizio.
Il rischio compare quando il funzionamento tecnico del sito dipende in modo duraturo da quella sola persona.
Una chiesa dovrebbe poter continuare a pubblicare i propri contenuti anche quando le persone cambiano.
Il responsabile della comunicazione può cambiare.
Il pastore può cambiare.
Il volontario che aveva creato il sito può andarsene.
Il sito, invece, deve poter continuare a funzionare.
Separare la gestione dei contenuti e la responsabilità tecnica
È soprattutto su questa distinzione che è stato pensato Ekklesi.
La chiesa resta responsabile di ciò che conosce meglio: i suoi contenuti.
Può pubblicare notizie, annunci, insegnamenti e diverse informazioni, senza bisogno di capire il funzionamento tecnico del sito.
Dal canto suo, Ekklesi si occupa della piattaforma tecnica e della sua evoluzione: hosting, manutenzione, backup e buone pratiche necessarie al funzionamento dei siti.
L’obiettivo è semplice: evitare che una chiesa abbia bisogno del proprio webmaster per conservare un sito web di qualità nel tempo.
Questo approccio permette anche di far evolvere la piattaforma per l’insieme delle chiese che la utilizzano, invece di lasciare che ogni comunità mantenga da sola la propria installazione per anni.
Avete già un sito: quel lavoro non è perso
Cambiare soluzione non dovrebbe significare ripartire alla cieca da zero.
Quando un sito esiste già, occorre in particolare identificare:
- le pagine importanti ;
- i contenuti da conservare ;
- gli URL già noti a Google ;
- le pagine che generano traffico ;
- i link esterni esistenti ;
- i reindirizzamenti da mettere in atto.
L’obiettivo di una migrazione ben preparata è preservare il più possibile il lavoro già svolto e la storia acquisita dal sito.
Prima di rifare il sito web di una chiesa, è quindi importante pensare non solo al suo aspetto, ma anche a ciò che esiste già.
Pensare il sito della chiesa nel lungo periodo
Creare un sito è oggi relativamente accessibile.
La vera sfida è disporre di un sito che resti veloce, sicuro, correttamente posizionato e facile da amministrare diversi anni dopo la sua creazione.
Prima di scegliere una soluzione, una domanda semplice può quindi essere utile:
« Se la persona che crea il nostro sito oggi non è più disponibile domani, che succede? »
Se la risposta è « non lo sappiamo davvero », può essere interessante riflettere fin d’ora sulla durata nel tempo del sito.
Ekklesi è stato pensato proprio per permettere alle chiese di disporre di un sito web senza dover diventare esse stesse responsabili di tutta la sua infrastruttura tecnica.
Per scoprire questo approccio, consultate la nostra pagina dedicata alla creazione di un sito web per chiesa.